La PSD2 ha aperto il mercato. Il pacchetto PSD3/PSR e la moneta digitale della BCE puntano più in alto: rendere l’Europa padrona della propria infrastruttura di pagamento.

Per anni abbiamo parlato di open banking come di una questione tecnica: API, consenso, autenticazione. Oggi il quadro è diverso. La revisione della PSD2 e il progetto dell’euro digitale, presi insieme, raccontano qualcosa di più grande. L’Europa vuole controllare l’infrastruttura su cui viaggiano i suoi pagamenti.
Dove siamo con la PSD2
La PSD2, recepita in Italia nel 2017, applicata dal 2018 e con l’autenticazione forte del cliente dal 2019, ha fatto il suo lavoro. Ha rotto il monopolio delle banche sui dati di conto e ha dato spazio a istituti di pagamento, IMEL e TPP. Ma ha anche mostrato il fianco: applicazione disomogenea tra Stati membri, frodi che si spostano sui bonifici istantanei, e un open banking che funziona meglio sulla carta che nell’esperienza di chi paga ogni giorno.
Il legislatore europeo ne ha preso atto. Da qui il pacchetto PSD3 e PSR.
Cosa cambia davvero con PSD3 e PSR
La novità non è cosmetica. Il pacchetto separa le competenze: la PSD3, una direttiva, regola autorizzazioni, capitale e vigilanza; il PSR, un regolamento direttamente applicabile, fissa le regole di condotta uguali in tutta l’Unione, senza margini di recepimento nazionale.
Tre punti contano più degli altri per chi opera nei pagamenti.
Primo, la verifica del beneficiario: prima di un bonifico il prestatore dovrà controllare la corrispondenza tra IBAN e nome, come già avviene per gli instant payment. Misura antifrode semplice e potente.
Secondo, lo scambio di informazioni sulle frodi tra PSP, con una responsabilità più chiara quando i controlli preventivi mancano.
Terzo, i permissions dashboard: ogni utente potrà vedere in un unico posto a chi ha concesso accesso ai propri dati di conto, e revocarlo quando vuole. L’open banking smette di essere una scatola nera.
A questo si aggiungono l’assorbimento della disciplina sulla moneta elettronica dentro la PSD3, requisiti patrimoniali rivisti, un regime transitorio per gli istituti già autorizzati, regole più stringenti sulla salvaguardia dei fondi dei clienti, nuove norme sull’accesso al contante, un chiarimento sul Buy Now Pay Later e maggiore trasparenza su commissioni ATM e merchant. Più in là si muove il regolamento FiDA, ancora in trilogo, che estenderà la stessa logica oltre i conti correnti, verso un vero open finance.
I tempi. I testi di compromesso finali sono stati pubblicati il 23 aprile 2026. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è attesa intorno alla metà del 2026, con applicazione operativa probabile verso il 2028. Il PSR, essendo regolamento, non passa per il recepimento nazionale: scatta direttamente.
L’altra metà del progetto: l’euro digitale
Qui entra in gioco la sovranità digitale, ed è la parte che a molti sfugge. Nell’ottobre 2025 la BCE è passata alla fase successiva del progetto sull’euro digitale. Se il regolamento europeo arriverà nel 2026, il pilota partirà nel 2027 e una possibile prima emissione è attesa intorno al 2029. Le candidature dei PSP per il pilota hanno già superato quota 50.
Il punto non è tecnologico, è geopolitico. Il 1° giugno 2026, parlando a Seoul, Isabel Schnabel ha collegato in modo esplicito l’euro digitale alla difesa della sovranità monetaria europea, in un contesto di stablecoin dominate dal dollaro e di pagamenti sempre più mobili. La BCE lo dice senza giri di parole: serve una moneta pubblica in forma digitale per non dipendere da circuiti e infrastrutture che decide qualcun altro.
Gli e-wallet: il fronte più concreto della partita
C’è un punto dove la sovranità si gioca ogni giorno, ed è il wallet. Oggi circa sei transazioni europee su dieci passano da infrastrutture statunitensi come Visa, Mastercard e PayPal. È la dipendenza che il continente prova a ridurre.
La risposta del mercato si chiama Wero, il wallet paneuropeo lanciato nel 2024 dalla European Payments Initiative (EPI), il consorzio di banche e PSP di cui fa parte anche l’italiana Nexi. A inizio 2026 contava circa 53 milioni di utenti tra Germania, Francia, Belgio e Lussemburgo. Non è un nuovo circuito di carte: è uno strato di esperienza utente costruito sopra i bonifici istantanei SEPA, che muove denaro da conto a conto. Dopo i pagamenti tra privati, nel 2026 Wero estende il checkout all’e-commerce e punta poi al punto vendita, assorbendo schemi storici come iDEAL, Giropay e Payconiq.
Due sviluppi contano per chi guarda avanti. EPI ha dichiarato di voler integrare l’euro digitale dentro il wallet Wero, così da offrire un’unica porta verso moneta privata e moneta di banca centrale. E la stessa PSD3, nella clausola di riesame, prevede entro 18 mesi una relazione sull’eventuale estensione delle regole al funzionamento dei wallet digitali: segno che il legislatore considera questo strato un’infrastruttura critica, non un dettaglio applicativo.
Lo stack della sovranità
Messi in fila, i pezzi compongono un disegno coerente. Le regole comuni del PSR. L’identità digitale con eIDAS 2.0 e il wallet europeo di identità. La moneta di banca centrale con l’euro digitale. Lo strato di pagamento con un wallet paneuropeo come Wero. La resilienza operativa con DORA. Non sono dossier paralleli: stanno convergendo su un’unica architettura di fiducia europea.
Per chi gestisce un istituto di pagamento questo cambia la prospettiva. Adeguarsi a PSD3/PSR non è solo compliance. È posizionarsi su un’infrastruttura che, per la prima volta, l’Europa prova a presidiare per intero, dalle regole all’identità fino alla moneta.
La riforma non è ancora legge. Ma chi aspetta la Gazzetta Ufficiale per muoversi parte già in ritardo. La gap analysis su antifrode, verifica del beneficiario, gestione dei consensi e raccordo con DORA conviene avviarla adesso.
Approfondimenti tecnici
Per chi opera in banche, istituti di pagamento, IMEL o fintech, di seguito la sintesi dei punti tecnici più rilevanti del pacchetto PSD3/PSR richiamati nel testo.
I tempi e l’iter di approvazione
La PSD3, in quanto direttiva, entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’Unione; gli Stati membri hanno poi tempo fino a 21 mesi per il recepimento (artt. 49-50). Il PSR, essendo un regolamento, è invece direttamente applicabile, senza passare per il recepimento nazionale.
Il regime transitorio per gli istituti già autorizzati
Gli istituti di pagamento e gli IMEL già autorizzati sotto la PSD2 non ripartono da zero: l’art. 44 prevede una finestra fino a 27 mesi dall’entrata in vigore per adeguarsi e ottenere la conferma dell’autorizzazione nel nuovo quadro.
Le clausole di riesame
L’art. 43 fissa una serie di revisioni programmate: relazioni a 18 mesi, 3 anni e 7 anni. La prima, a 18 mesi, valuterà l’eventuale estensione delle regole al funzionamento dei digital wallet, considerati infrastruttura sempre più critica.
Requisiti autorizzativi e capitale iniziale
L’art. 5 modula il capitale iniziale richiesto in base ai servizi di pagamento prestati, in una forbice che va da 40.000 a 250.000 euro.
Salvaguardia dei fondi degli utenti
Si confermano e rafforzano gli obblighi di safeguarding: i fondi della clientela vanno tenuti segregati dal patrimonio dell’istituto, con precise regole di informazione e tutela in caso di insolvenza.
Moneta elettronica assorbita nella PSD3
La disciplina degli istituti di moneta elettronica confluisce nella PSD3: l’emissione di moneta elettronica diventa uno dei servizi elencati nell’Allegato I (punto 8), superando il doppio binario con la vecchia direttiva sulla moneta elettronica.
Accesso al contante e cash-in-shop
L’art. 37 amplia i punti di accesso al contante: sarà possibile prelevare presso gli esercenti fino a 150 euro anche senza obbligo di acquisto, riducendo la dipendenza dagli sportelli ATM.
Buy Now Pay Later
Il considerando 34a chiarisce il rapporto tra i servizi di pagamento regolati dal pacchetto e il credito al consumo, perimetrando il trattamento degli schemi Buy Now Pay Later.
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