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Banche Centrali, Elementi Sicuri e Valuta Digitale: Perché le Politiche di Apple sull’iPhone Sono Cruciali per l’Euro Digitale

Recentemente, Piero Cipollone, membro del consiglio di amministrazione della Banca Centrale Europea (BCE), ha sollevato una questione di grande rilevanza per il futuro dell’euro digitale, inviando una lettera a Thierry […]

Banche Centrali, Elementi Sicuri e Valuta Digitale: Perché le Politiche di Apple sull’iPhone Sono Cruciali per l’Euro Digitale

Recentemente, Piero Cipollone, membro del consiglio di amministrazione della Banca Centrale Europea (BCE), ha sollevato una questione di grande rilevanza per il futuro dell’euro digitale, inviando una lettera a Thierry Breton, commissario europeo per il mercato interno. Cipollone ha espresso preoccupazione riguardo agli attuali piani di Apple, che potrebbero rendere l’iPhone incompatibile con i pagamenti offline in una futura valuta digitale della banca centrale europea (CBDC). Questo tema è cruciale per comprendere le sfide tecnologiche e regolamentari che potrebbero influenzare il successo dell’euro digitale.

Il problema nasce dal fatto che Apple, secondo Cipollone, non permetterebbe a terze parti un accesso completo all’elemento sicuro (SE) presente negli iPhone, offrendo invece solo un’emulazione della scheda host (HCE). Per capire l’importanza di questa distinzione, è utile comprendere cosa rappresenta l’SE. L’elemento sicuro è un chip integrato nel telefono, simile a quello utilizzato nelle carte di credito, che memorizza chiavi crittografiche essenziali per eseguire pagamenti sicuri. Senza accesso a questo chip, le chiavi crittografiche devono essere memorizzate nella memoria del telefono, il che espone i dati a rischi di sicurezza più elevati.

Le soluzioni basate su HCE permetterebbero alle banche di creare proprie app di pagamento per competere con Apple Pay, ma queste app sarebbero svantaggiate rispetto a Apple Pay, poiché non potrebbero conservare i dati sensibili all’interno dell’SE. Questo crea una disparità tecnologica significativa tra i dispositivi Android, che offrono maggiore flessibilità, e gli iPhone. Ma perché l’accesso all’SE è così importante nel contesto della CBDC? La risposta risiede nella necessità di garantire pagamenti offline sicuri ed efficienti.

Una CBDC che non supporta pagamenti offline da dispositivo a dispositivo non potrebbe mai rappresentare una valida alternativa al contante nel mercato di massa. La BCE è pienamente consapevole di questa necessità e sta pianificando di introdurre due versioni dell’euro digitale per i pagamenti al dettaglio, una delle quali sarà dedicata esclusivamente ai pagamenti offline. Questo approccio evidenzia l’importanza di una soluzione che possa operare senza connessione a Internet, un aspetto cruciale non solo per l’Europa, ma anche per altre giurisdizioni globali.

Ad esempio, la Banca di Thailandia ha recentemente pubblicato un rapporto sul suo programma pilota di CBDC, che ha evidenziato sfide simili. In Thailandia, si sta esplorando una soluzione che supporti pagamenti offline consecutivi, consentendo transazioni tramite connessioni locali come il Bluetooth Low Energy (BLE) e la tecnologia NFC. Questo sistema ha dimostrato di poter gestire centinaia di transazioni offline prima di richiedere una sincronizzazione con un hub centrale, ma rimangono ancora molte sfide, in particolare per quanto riguarda la sicurezza dei saldi memorizzati offline per periodi prolungati.

Anche la Reserve Bank of New Zealand sta considerando l’introduzione di una CBDC che possa funzionare offline. Questo sarebbe particolarmente utile in località remote o in situazioni di emergenza, dove l’accesso a Internet è limitato o inesistente. L’idea di poter effettuare transazioni digitali senza necessità di una rete o elettricità sta guadagnando sempre più attenzione, soprattutto alla luce delle recenti calamità informatiche che hanno evidenziato la fragilità dei sistemi digitali attuali.

Ma cosa si intende esattamente per “pagamenti offline”? In questo contesto, ritengo sia necessario chiarire il significato del termine. Piuttosto che parlare genericamente di online e offline, dovremmo considerare se i dispositivi del pagatore e del beneficiario siano locali o remoti.

Nelle transazioni locali, i dispositivi si connettono direttamente (ad esempio tramite Bluetooth) per effettuare una transazione, mentre nelle transazioni remote si connettono tramite una rete come Internet. Il modo in cui il valore viene trasferito è altrettanto importante: le transazioni possono essere centralizzate, con un hub che gestisce i saldi, oppure decentralizzate, con il valore che passa direttamente da un dispositivo all’altro.

Nel contesto dell’euro digitale, la BCE ha indicato che la modalità offline sarà limitata ai pagamenti di prossimità, rispecchiando alcune caratteristiche del contante. Tuttavia, se il sistema è in grado di gestire transazioni da dispositivo a dispositivo, non vedo perché queste dovrebbero essere limitate solo ai pagamenti locali. Un sistema di transazioni “edge” potrebbe offrire maggiore scalabilità e sicurezza.

Ovviamente, sorgono preoccupazioni sulla sicurezza se una parte sostanziale del denaro circolasse senza controllo centrale. Tuttavia, un sistema integrato di gestione del rischio, con limiti di transazione e registri aggiornabili, potrebbe garantire l’integrità del sistema. Inoltre, in casi estremi, potrebbe essere prevista un’opzione di emergenza per disattivare la modalità da dispositivo a dispositivo in caso di violazioni della sicurezza.

In definitiva, credo che un sistema di transazioni digitali completamente offline, se ben progettato, possa offrire la scalabilità e la sicurezza necessarie per diventare una valida alternativa al contante. Le recenti calamità informatiche hanno solo rafforzato la necessità di un tale sistema, e sono convinto che le banche centrali, compresa la BCE, stiano facendo i passi giusti in questa direzione.

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